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Lagazuoi Expo Dolomiti Zardini

Frammenti eterei di bellezza, spiragli aperti su mondi meravigliosi, sguardi che indagano sotto la superficie delle cose, o appena sopra. Stefano Zardini torna ad interpellare il nostro senso dello stupore, a offrire il suo punto di vista inedito e profondamente personale. Il titolo è significativo: “Oltre” è un’esposizione che racconta alcune delle più interessanti sfaccettature di un fotografo alla perenne ricerca di nuovi scenari e prospettive di senso. La sua eredità artistica e morale, il suo sguardo unico sul mondo e sulle montagne continueranno ad abitare questo spazio a quota 2.778 metri. Le sue opere, infatti, dal 6 luglio al 20 ottobre sono ospitate da Lagazuoi Expo Dolomiti, galleria d’arte tra le più alte del mondo, che da febbraio ad aprile scorsi aveva già raccolto alcuni dei lavori di Stefano Zardini, presentati insieme a quelli dei colleghi Gustav Willeit e Pierluigi Orler nella mostra Snow Art – Dolomiti Romantiche. Questa volta lo spazio espositivo è interamente dedicato alle sue immagini e ai suoi testi, curati e selezionati dalla moglie Valentina: “Stefano – ricorda – era capace di affondare radici profonde e insieme di volare dove l’occhio non arriva. Non c’erano spazi, confini, fatiche a fermarlo. E come ogni uomo buono, era un uomo libero”.
“Alla base del progetto – aggiunge Stefano Illing, ideatore del laboratorio e spazio espositivo Lagazuoi Expo Dolomiti – c’è il debito di gratitudine che in tanti proviamo nei confronti di Stefano, amico, artista, personalità stimolante e generosa”.

Quattro sale suddividono altrettanti temi esplorati dal fotografo ampezzano, accompagnati da testi evocativi scritti di suo pugno. E così, se “Le radici” creano una connessione evidente tra i nodi, gli anelli, le forme vegetali e il fondamento solido del nostro essere, “le radici che non gelano mai”, “L’anima nascosta” sussurra discreta al nostro orecchio raccontando di altri sentieri, altre distanze da esplorare. “La pelle” lascia che emerga il lento logorio delle ere geologiche, del vento e dell’acqua sul volto delle Dolomiti, mentre infine “Icone” rilegge attraverso un prisma cromatico sfacciato e contemporaneo oggetti legati alla montagna, con risultati dirompenti.

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