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  -  Design   -  Come sarà la moda made in Italy del futuro? Sostenibile, di qualità, accessibile

La moda è la seconda industria manifatturiera del Paese e rappresenta un patrimonio al quale l’Italia, alle prese con il post-pandemia, non può rinunciare. A dirlo sono i numeri, che trovano conferma nelle parole di istituzioni, consulenti e imprenditori del settore che si sono confrontati su questo tema durante l’ottavo appuntamento di ‘Tempo di Rinascita – Scenari, idee, progettualità’, il ciclo di conferenze di DOC-COM per riflettere a più voci sul mondo che sta cambiando.

A inaugurare la conferenza, Antonio Franceschini, Responsabile Nazionale di CNA Federmoda che ha aperto sottolineato la potenza del legame tra tessuto imprenditoriale e tessuto sociale, valore aggiunto del settore. Una premessa fondamentale, a cui è seguita una lucida analisi di Luca De Albertis, Co-CEO di Pix Data, riguardo al web sentiment nei confronti della moda made in Italy nel pre, durante e post Covid: su 110 mila conversazioni in merito alla moda made in Italy, la media del sentimento delle conversazioni identifica un 35% di negatività verso il Made in Italy, che scende al 17% quando si parla di qualità ed ecosostenibilità.

Maria Elena Molteni, direttore di Luxury&Finance, ha trattato temi fondamentali come il reshoring, l’internazionalizzazione e digitalizzazione, definendoli come i mantra del futuro post Covid.

Ha focalizzato l’attenzione sulla moda veloce come modello di business alternativo e vincente, Marco Calzolari, titolare e amministratore unico di Kaos spa, azienda specializzata in moda total look dal 1980 tra le imprese di punta del Centergross di Bologna, il maggiore distretto a livello internazionale di pronto moda made in Italy (1 milione di metri quadrati di spazio, oltre 40 anni di storia, 600 aziende, 400 delle quali del settore fashion, e 6.000 lavoratori, per un volume complessivo di affari pari a a 5 miliardi di euro l’anno). 

Ha parlato invece di heritage e dell’archivio come leva di sviluppo, Claudia D’Angelo, responsabile dell’Archivio di Textile Design della Fondazione Fashion Research Italy voluta dal cavalier Alberto Masotti, già patron de La Perla, per supportare le piccole e media imprese. «Le radici del tessuto manifatturiero italiano costituiscono senz’altro la marcia in più del nostro Paese: sono quel “saper fare”, frutto di decenni di eccellenza artigiana, che ne caratterizza le produzioni».

Marco Morosini, CEO di Brandina The Original, dal 2005 icona fashion del design balneare, ha sottolineato il coraggio imprenditoriale emerso dal comparto e la necessità di un maggiore supporto da parte dello Stato, mentre l’importanza della digitalizzazione è stata al centro dell’intervento di Luca Piani, dal settembre 2019 alla guida di Duvetica International, brand italiano specializzato nella produzione di capispalla imbottiti, che ha concluso i lavori sostenendo che siamo ormai dentro a un mondo che accelera il contatto tra azienda e consumatore finale e in questo il digitale offre enormi vantaggi.

Per ascoltare gli interventi di tutti i relatori, questo è link completo della conferenza: https://youtu.be/MT5_9BZ63qI

Al seguente link invece è possibile consultare il programma completo della rassegna: https://bit.ly/306v4on

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