DOCCOM
AGENZIA
DI COMUNICAZIONE
A RISORSE ILLIMITATE
WIDESPREAD ONLINE
AGENCY WITH
UNLIMITED RESOURCES
Seguici sui social

info@doc-com.it

Cerca

A fronte delle prime risposte del Governo sul sostegno alle imprese italiane, Centergross – colosso del settore con oltre 600 aziende che occupano 6000 lavoratori per un volume complessivo di affari pari a 5 miliardi di euro l’anno – non si ferma e continua a proporre azioni utili per la ripartenza economica del settore moda. Lo fa in rappresentanza di un settore che conta oltre 80.000 imprese che occupano circa 1 milione di persone per un fatturato che si aggira sui 90 miliardi di euro e un export di 50 miliardi di euro. La manovra coinvolge anche CNA Federmoda, rappresentanza del settore moda della CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa), che già nei giorni scorsi aveva presentato le proprie riflessioni e proposte al Ministero dello Sviluppo Economico, e mette a fuoco una serie di punti nella comune convinzione della necessità di avviare un piano straordinario di rilancio in collaborazione con il Governo e le Regioni.

«Il settore moda deve essere messo in una graduale condizione di riavvio delle attività per non rischiare di saltare sia la presentazione delle collezioni PE 2021 sia la consegna dell’AI 2020/2021 – ha dichiarato Marco Landi, presidente nazionale CNA Federmoda -. Un avvio graduale, con tutte le garanzie del caso per i lavoratori, che si basi sulle condizioni interne alle diverse aziende. Riteniamo che appena allentata l’emergenza possa pensarsi ad una riapertura selettiva del Paese. Ė necessario combinare alla strategia sanitaria una strategia economica per la ripartenza»

Per questo, Centergross e CNA Federmoda hanno proposto 10 punti da seguire per salvaguardare il settore della moda. Innanzitutto l’equiparazione della filiera della moda alle filiere in crisi inserite nel decreto “Cura Italia”. Seguono poi altre proposte prettamente economiche come  la concessione della cassa integrazione Covid-19 anche oltre le nove settimane previste, la garanzia dei pagamenti lungo l’intera filiera per evitare blocchi di liquidità che provocherebbero fallimenti; l’attribuzione anche ai contratti d’azienda tipici di tutti i centri outlet, e non solo, della legge del Governo che concede ai negozi di categoria C1 un credito di imposta del 60% sul pagamento dell’affitto e la messa in atto di condizioni migliorative per le società di moda che hanno sede in Italia e producono in Italia.

Gli altri punti punti riguardano invece questioni prettamente fiscali, come la sospensione del pagamento dell’imposta IRES sul bilancio 2019, a cui aggiungere la sospensione di Tasi e Imu per il 2020 su capannoni, depositi, negozi.la riduzione delle aliquote IVA fino al 31 dicembre 2020, in modo da far ripartire la filiera e i consumi; la riduzione delle aliquote sui contributi fino al termine del 2021 per mantenere i lavoratori a costi sostenibili e favorire la ripartenza. Infine, la concessione di finanziamenti agevolati con bonus fiscali per investimenti sul digitale.

« Il nostro business model è basato sulla velocità di produzione e distribuzione – ha concluso Piero Scandellari, presidente della città del commercio bolognese -. Per questo le imprese del pronto moda potrebbero configurarsi come un laboratorio locomotiva della ripartenza. Dateci il via, siamo pronti a scattare e tornare più forti di prima».

 

error: Il contenuto è protetto.